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| Io e Maurizio Bonoldi nel nostro alloggio. |
Questa esperienza è nata tutta......"per caso". Desideravo da tempo andare in India a lavorare e dopo essermi licenziato dalla Perini per prendermi un periodo di riflessione, (avevo 50 anni e volevo capire dove ero e dove volevo andare) una sera parlo con una amica per chat (mai successo prima) e mi comunica che Maurizio Bonoldi stà per partire per l'India. A Maurizio mando una e.mail dicendo "che lui stava realizzando il mio sogno" andando a lavorare in India. Mi telefona immediatamente. Alla sua partenza mancavano 2 giorni, ma mi assicurò che una volta in loco avrebbe provveduto a cercarmi la possibilità di raggiungerlo. E così fù. Mauro Ravazzoli era il tramite tra lui e la ditta IRBAZ di Ambur, Tamil Nadu, 200 km da Chennai (ex Madras) nell'India del sud che mi contattò e mi propose di avviare una manovia sullo stile italiano in questa ditta. Accettai. Visto per l'India e partenza in pochi giorni. Arrivato a Chennai e
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| Uno dei capannoni di produzione. |

dopo essere sopravissuto alla confusione di questa città, (3 o 4 ore solo per uscire dalla città per il caos) arrivai a notte fonda in fabbrica. Il mattino presi visione della fabbrica, una serie di grandi hangar, partendo dalla conceria e arrivando alla scarpa finita, per un totale di 1200 dipendenti. La macchinaria di produzione per il montaggio era in buone condizioni ma con una tipologia lavorativa molto diversa da come siamo abituati nelle nostre fabbriche. Ogni 3 o 4 operai c'era un responsabile a cui far riferimento, pertanto più di 60 persone in manovia per una produzione iniziale veramente irrisoria. I modelli prodotti (degli stivaletti ) disegnati e sviluppati in Italia entravano a malapena sulla forma, inoltre, con cambrature di mascerina altissime che venivano ritranciate. Pertanto il ritrancio mal fatto comportava la mancanza di materiale necessaria al montaggio con la premonta. Cercavo di fare del mio meglio per avviare la produzione ma ulteriori difficoltà dovevano essere superate. La mancanza di comunicazione verbale (il mio
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| Io con 2 ragazzi della produzione. |
deficitario inglese così come il loro), le frequenti fermate della manovia dovute a pause per il tè e altre per momenti di preghiera, buttavano nel caos costantemente la produzione. Le manovie, sia quelle di giunteria che quelle di montaggio funzionanti, producevano, ma costantemente sollecitate da urla da parte degli incaricati e in un clima continuo di confusione. Mr. Aigiaz il titolare della ditta era terribile
con i dipendenti e spesso li prendeva a schiaffi e loro mogi mogi ritornavano alla loro mansione oppure allontanati dalla fabbrica. Per contratto verbale con Ravazzoli, io avrei ricevuto € 3500,00 per i 40 giorni iniziali pagati direttamente dalla ditta cioè da questo Mr. Aigiaz, in seguito si sarebbe perfezionato un contratto mettendolo per iscritto, ma sempre come dipendente della Irbaz. Capii ben
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| Produzione di manovia. |
presto che questo non era il mio posto, avevo desiderato essere in India ma non vivere una realtà così, a servizio e pagato da un titolare violento e senza scupoli. Oltre a me e Maurizio Bonoldi c'era una altro tecnico di una ditta di Verona e se ricordo bene si chiamava E. Balaso che era presente da oltre 2 anni in questa realtà. Si destreggiava molto bene e praticamente si faceva capire a gesti e parlando in veneto, molto pittoresco. Noi tecnici eravamo trattati piuttosto bene. Avevamo un appartamento dentro la fabbrica con aria condizionata e una cameriera a disposizione e con noi Mr. Aigiaz era estremamente cordiale.
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| Stazione di Amber. |
Una sera ci ha invitati tutti a casa sua (eravamo in 5) ebbene tra case malconce sorgeva la sua reggia. All'entrata un cancello di ferro elettrico con 2 garrite ai lati, vigilate da 2 guardie in alta uniforme con tanto di turbante sick, una Audi nel cortile, e un ampio patio d'entrata chiuso da enormi vetrate, tutto in marmo, come il resto della villa d'altronde. Orgogliosamente ci ha mostrato tutta la casa, compresa la sua camera da letto che dava direttamente su una piscina che prendeva luce da sopra, circondata da balaustre in marmo ecc. ecc. ecc. in poche parole una casa da sogno. Se dovessi veramente scrivere tutto per non dimenticare, penso che uscirebbe un libro. Pertanto metto giù 2 righe ricordando che dopo 20 giorni di permanenza avviso Ravazzoli e la direzione che me ne volevo ritornare quanto prima in Italia e ritenevo la mia esperienza alla Irbaz finita. Il caos del lavoro, i maltrattamenti che vedevo verso quegli umili operai/e, le grida continue ed inoltre il non sentirmi
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| In treno verso Chennai |
all'altezza e non riuscire a dominare la situazione mi hanno fatto prendere la decisione di lasciare e tornare. Dopo aver fatto presente che mi aspettavo il biglietto di ritorno e non avendo una risposta certa, nel giorno di riposo prendo il treno e vado a Chennai all'agenzia che aveva emesso il biglietto d'andata e prenoto il ritorno. Forse fu un pò rischioso il tutto, viaggio a Chennai compreso, ma la voglia di andarmene da quel piccolo inferno era diventata forte. Da questa esperienza lavorativa non ho ricavato nessun beneficio economico ma come esperienza di vita è stata molto importante....i perchè restano segretamente dentro di me...
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